Sversamenti e inquinamento del mare di casa nostra
Bandiere nere di Goletta Verde
a Sai8 e all'Isab di Priolo
- Categoria: Ambiente
- Pubblicato Sabato, 21 Luglio 2012 18:41
- Scritto da Redazione
Palermo - Sicilia, depurazione anno zero: otto punti sono risultati “fortemente inquinati” ed altri due “inquinati”, secondo quanto emerso dalla fotografia sulla qualità delle acque regionali scattata con il monitoraggio dei biologi di Goletta Verde di Legambiente. Dati che rispecchiano l’ emergenza depurativa regionale, portata due giorni fa alla ribalta dalla condanna dell’Unione Europea all’Italia per inadempienza sulla Direttiva n.271 del 1991 relativa all’adeguamento del trattamento reflui urbani che chiama in causa ben 57 comuni della regione siciliana, il 52% del totale di comuni italiani condannati. Di questi sono ben 27 gli agglomerati siciliani che hanno ricevuto la condanna più grave, in quanto manchevoli di rete fognarie.
È questo quanto evidenziato da Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. L’istantanea regionale che si evince dai risultati delle analisi dell’equipe di biologi di Legambiente, è stata presentata questa mattina in conferenza stampa a Palermo, presso il Circolo Canottieri Cala Palermo da Gianfranco Zanna, direttore Legambiente Sicilia, Serena Carpentieri, responsabile Goletta Verde , Anna Abita e Paola Aiello, dirigenti ARPA Sicilia.
Passando al setaccio foci di fiumi e torrenti ma anche spiagge segnalate dai cittadini, i biologi di Goletta Verde, riportano la presenza di situazioni critiche nella gran parte del territorio regionale. Acque fortemente inquinate a Palermo, in località Vergine Maria, presso la spiaggia antistante la Tonnara Bardonaro, dove, nonostante vi sia un cartello che indica il divieto di balneazione, al momento del passaggio dei tecnici di Legambiente, erano presenti diverse persone e bambini che facevano il bagno.
Scenario simile in provincia di Messina, nel comune di Calatabiano, in località San Marco presso la Foce del Fiume Alcantara: i risultati dei prelievi classificano le acque come fortemente inquinate, è presente un interdizione alla balneazione ma il punto di campionamento è frequentato da un numero consistente di bagnanti. Sempre nel Messinese, nel comune di Capo d’Orlando, in località Contrada Ligabue, presso la Spiaggia sul Lungomare, le analisi compiute hanno indicato la presenza di acque inquinate.
A Trapani, in località San Cusumano- Casa Santa Erice, presso la Tonnara, livelli batteriologici fuori legge si evidenziano dai prelievi eseguiti che riportano che le acque sono fortemente inquinate.
Non va meglio nella costa orientale e meridionale dell’Isola. I due punti campionati a Siracusa risultano essere fortemente inquinati. Entrambi i punti sono stati analizzati in località Porto Grande, il primo presso la Foce del Canale Grimaldi, spiaggia di Pantanelli ed il secondo presso il pontile dentro Porto Grande di fronte al Canale Grimaldi.
Nella provincia, dal prelievo realizzato nel Comune di Scicli, in località Contrada Arizza, presso la Foce della Fiumara di Modica, emergono gli stessi risultati: le acque sono fortemente inquinate.
Neanche le riserve naturali sembrano sfuggire al pericolo dell’inquinamento microbiologico. Secondo quanto riscontrato dai tecnici di Goletta Verde, nel comune di Ragusa, presso la Foce del Fiume Irminio che ricade nella Riserva Naturale omonima, i campioni prelevati risultano essere fortemente inquinati.
Ancora criticità alle foci dei fiumi a Gela, in provincia di Caltanisetta, dove, in località Macchitella, le analisi effettuate presso la Foce del Fiume Gattano, che sfocia direttamente a mare, indicano che le acque sono fortemente inquinate. Le note correlate al prelievo riportano la presenza di alghe e rifiuti, ed evidenziano che il cartello con il divieto di balneazione, seppur presente, risulta essere poco visibile ai bagnati. Risalendo la costa meridionale, la situazione non cambia: è risultata inquinata anche la Foce del Fiume Salso, sita nel comune di Licata, in provincia di Agrigento, interdetta anch’essa alla balneazione.
Lungo la costa siciliana sono state controllate anche alcune spiagge che sono state segnalate dai cittadini come punti critici ma che hanno registrato livelli di inquinamento batterico entro i limiti di legge: nel comune di Palermo, in località Bandita, sulla spiaggia accanto al porticciolo; nel comune di Messina, in località San Saba, sulla spiaggia a destra del torrente Mella ed in località Sant’Alessio Siculo, sulla spiaggia alla fine del Lungomare; nella provincia di Messina, nel comune di Barcellona Pozzo di Gotto, in località Calderà, sulla spiaggia a destra di Piazza delle Ancore, in provincia di Trapani, nel comune di Mazara del Vallo, in località Tonnarella, sulla spiaggia sul lato di ponente antistante gli stabilimenti balneari; in provincia di Siracusa, nel comune di Modica, in località Marina di Modica, sulla spiaggia antistante Piazza Mediterraneo, nel comune di Noto, in località Area Protetta di Vendicari, sulla spiaggia presso la Foce del Tellaro e nel Comune di Augusta, in località Badiazza, sulla spiaggia della Badiazza e nel comune di Agrigento, in località San Leone, sulla spiaggia Mare Nostrum.
“La fotografia scattata da Goletta Verde non può che confermare le nostre preoccupazioni sulla situazione depurativa regionale, che ha ormai assunto la rilevanza di un’emergenza nazionale – ha commentato Gianfranco Zanna, Direttore di Legambiente Sicilia. Non è un caso quindi- continua Zanna- che due delle tre bandiere nere che assegniamo quest’oggi siano dirette a chi ha gestito in maniera a dir poco scandalosa gli impianti di depurazione di Siracusa e di Gela. Nel caso di Siracusa, la bandiera nera va a SAI 8 per il malfunzionamento dell’impianto di depurazione, al momento sotto sequestro. Lo sversamento dei reflui depurati nel Porto Grande di Siracusa ha creato grandissimi disagi non solo all’ecosistema del porto ma a tutto il circostante che, tra Area Marina Protetta e Riserva Naturale Orientata, caratterizza questa zona come unica al mondo. Per questo, siamo pronti a costituirci parte civile nel processo penale che seguirà alle indagini. La seconda bandiera nera va alla società Caltaqua per la gestione criminale del depuratore di Macchitella, che sversava sistematicamente, in orari notturni, circa 180.000 litri al giorno di reflui non adeguatamente depurati. E, infine – conclude Zanna – non potevamo risparmiare la terza bandiera nera all’oleodotto ISAB di Priolo che ha prodotto lo sversamento nel fiume di circa 400mila litri di pericolosi idrocarburi: uno dei più rilevanti inquinamenti degli ultimi anni nel nostro Paese. Chiediamo non solo verità e giustizia per questi casi ma inoltriamo il nostro appello affinché queste situazioni possano non ledere più all’ambiente e all’immagine della nostra regione”.
Questi cattivi esempi regionali, dimostrano come l’Italia nel suo complesso debba ancora fare ancora molti sforzi per assicurare una buona qualità ambientale ai propri corsi d’acqua. Nel nostro Paese sono infatti 109 tra comuni e agglomerati con oltre 15.000 abitanti equivalenti che scaricano in aree non giudicate sensibili e che due giorni fa sono stati condannati dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea per la mancata applicazione della Direttiva sulla depurazione 91/271/CE.
La sentenza arriva nell’ambito della procedura d’infrazione 2004/2034 che colpisce duramente l’Italia in quanto, come dimostrano questi dati, dopo oltre otto anni, il Paese ancora non è riuscita a mettersi in regola. Nel dettaglio, dei 168 comuni ancora inadempienti nei confronti della direttiva del 1991, sono stati condannati decine e decine di comuni di otto regioni: Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Abruzzo, Lazio, Friuli e Liguria. Le condanne possono riguardare la mancanza di fognature per le acque reflue urbane, il trattamento depurativo non conforme e/o riguardare impianti che non sono progettati in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico antropico, ad esempio con l’afflusso turistico.
“Dei 109 comuni condannati due giorni fa dalla sentenza della Corte di giustizia europea, ben 57 riguardano la Sicilia, stiamo parlando del 52% del totale degli agglomerati che non hanno adeguato il proprio sistema depurativo – commenta Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde. Di questi, ben 27 agglomerati, hanno ricevuto la condanna più grave, in quanto manchevoli di fognature, 56 comuni sono imputati di non avere un adeguato trattamento dei reflui e di non avere strutture adeguate per reggere carichi antropici maggiorati relativi al flusso turistico. Le gravi carenze del sistema di depurazione della Sicilia, confermate dal dato Istat che fa meritare alla regione il primo posto in Italia per incapacità depurativa, con un solo 47,3%, non solo danneggiano ambiente e salute ma impongono al nostro Paese e quindi alle tasche di tutti noi cittadini il pagamento di multe salatissime. Non si può più rimandare il risanamento di questa situazione, per cui chiediamo a gran voce che i recenti fondi CIPE vengano immediatamente investiti: degli 1,7 miliardi di euro stanziati per le regioni del mezzogiorno, alla Sicilia spettano 1,1 miliardi per i comuni che ancora sono carenti dei servizi di fognatura e depurazione. Ci aspettiamo quindi – conclude Carpentieri - che questi fondi si traducano con solerzia e assoluta trasparenza in interventi concreti per contrastare questo triste primato”.
Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – sottolinea Mastrostefano - questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno in Sicilia il Consorzio ha raccolto 7.928 tonnellate di oli lubrificanti usati.



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